Sunday, October 28, 2012

Ut pictura poësis




Olio su tela.

Tratto da "La Voix" di Charles Baudelaire

La mia culla era presso la biblioteca,

cupa Babele, in cui romanzo, scienza, favola - tutto, la cenere latina

la polvere greca, si mescolava. Io ero alto come un in-folio.
Due voci mi parlavano. L'una, insidiosa e ferma mi
diceva: "La terra è come una torta ripiena di dolcezza;
io posso (e allora il tuo piacere sarebbe senza fine) dotarti di appetito di altrettanta grandezza”.  

E l’altra dal canto suo: " Vieni! Oh vieni a viaggiare nei sogni,
al di là del possibile, vieni a viaggiare al di là del conosciuto!”.
E questa cantava come vento delle spiagge,
fantasma non si sa donde giunto,
che accarezzava eppure atterriva l’orecchio.
Io
ti risposi: " Oh sì, dolce voce!”. 

E ad allora risale la mia piaga,
la mia fatalità! Dietro lo scenario
dell’immensa
esistenza, nel punto più oscuro dell'abisso,
io vedo distintamente mondi molto stran
i
e, vittima della chiaroveggenza estatica,

trascino
dietro di me serpenti che mi mordono le scarpe.  

Da allora io al pari dei profeti,
am
o il deserto e il mare così teneramente,
da allora io rido
ai lutti e piango alle feste,
trovo
un gusto soave nel vino anche più amaro,
e molto spesso prendo
i fatti per menzogne,
e
mentre guardo il cielo, finisco nelle buche.
Ma la voce mi
rianima e dice: 

Conservali i tuoi sogni:
I saggi non ne hanno di
più belli che i folli!”.